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L’analisi al microscopio del DNA di un abito da sposo che rasenta la perfezione

L’analisi al microscopio del DNA di un abito da sposo che rasenta la perfezione
Per aiutare i signori uomini nella ricerca dell’abito perfetto prenderemo in esame tutte le sue caratteristiche dalla A alla Z, compresi dettagli e accessori.
La vera eleganza bada più alla sostanza che all’apparenza: così recita un antico detto inglese. Una simile regola dovrebbe valere sempre e a maggior ragione nel grande giorno quando tutto dovrà essere perfetto e basato su raffinatezza e buon gusto, compreso l’abito dello sposo, indiscusso protagonista della cerimonia insieme alla dolce metà.

L’abito da sposo moderno è caratterizzato da 3 pezzi: giacca, pantalone e gilet.


La giacca è il pezzo base dell’abito da sposo in grado di attirare l’attenzione di tutti e per questo dovrebbe avere una linea rigorosamente sartoriale, essere monopetto e senza spacchi laterali con tasche a filetto e taschino; le sue lunghezze possono variare a seconda dei dettami della moda del momento, dai 2 bottoni fino ai 4 o 5 per linee più allungate. Sarebbero auspicabili niente eccessi nemmeno nei colori (quelli più sgargianti si adattano ad uno sposo molto giovane sui 20-23 anni): vanno bene perciò blu scuro, nero e grigio antracite. Altro elemento fondamentale della giacca è la fodera che ovviamente nessuno vede, ma che contribuisce a costituire l’ossatura del capo in questione, facendo la differenza tra un abito di tendenza e uno di qualità: la scelta dei materiali, generalmente la seta naturale, valorizza la resa e l’aspetto del capo, mentre tecnica di realizzazione e buon taglio possono garantirne o meno la vestibilità. Non deve essere sottovalutato nemmeno il collo della giacca che dovrà aderire perfettamente a quello della camicia, soprattutto quando ci si muove o si alzano le braccia: se fosse troppo corto infatti si alzerebbero i lembi posteriori della giacca, mentre in caso contrario si creerebbe uno squilibrio degli stessi lembi in avanti. I revers generalmente non hanno regole fisse ma seguono l’andamento della moda: bisognerebbe mantenere però una via di mezzo fra stretti e larghi con misure che vadano dagli 8,5 ai 10,5 cm nel punto più largo.
Abbinato ad un’ottima giacca non può mancare un buon pantalone, classico e a sigaretta rigorosamente senza risvolti e ovviamente dello stesso colore del pezzo di sopra: lo “spezzato” infatti è rigorosamente bandito da qualsiasi tipo di cerimonia. Stesso discorso per il gilet che sarà ovviamente coordinato. A dare importanza all’abito giocano un ruolo fondamentale i tessuti con cui è realizzato: in inverno sono adatte le lane pregiate che non si stropicciano mai, quali Tasmania e merino, mentre nelle stagioni più calde si può optare per trame lucide o translucide in cui la lana è abbinata alla seta. Lo sposo giovane potrà anche valutare i tessuti stropicciati in seta e lavorati con sottili fili di rame (adatti per cerimonie meno formali).

Completano l’abito da sposo gli accessori la cui importanza non va trascurata; anzi, possono essere il tocco di classe che fa la differenza.


La camicia è un altro elemento base dell’abito da sposo: il colletto dovrà essere impeccabile visto che costituisce il punto da cui partire per stabilire la giusta cadenza e misura; quella standard è rappresentata dal numero della circonferenza collo espressa in centimetri, senza essere troppo larga né troppo stretta, mentre la V rovesciata delle punte dovrà essere perfettamente centrale con le maniche che dovranno superare la lunghezza del polso di un solo centimetro.
Altri complementi contribuiscono all’eleganza dello sposo, dai gemelli, al fiore all’occhiello fino alla cravatta, elemento quest’ultimo indispensabile a differenza degli altri due, essendo un segno personale di stile ed eleganza, in genere di seta in tinta unita, in grado di dare un tocco di colore alla mise, ma sempre senza esagerare. Talvolta per cerimonie più formali e di tendenza la cravatta è sostituita dal plastron, una sorta di foulard di seta impreziosito da un punto luce che si annoda sovrapponendo o incrociando i due lembi con un solo passaggio all’esterno creando il classico sbuffo che lo caratterizza e che si adatta a zigomi sporgenti perché tende ad allargare il viso. La cravatta ideale è lunga oltre un metro e mezzo e deve essere larga 11 centimetri; in ogni caso, se la realizzate su misura occorre sia proporzionata alla vostra altezza, mentre la punta deve solo sfiorare la cintura con il codino fermato nel passante posteriore. Tra gli oltre 200 modi di annodare la cravatta ce ne sono alcuni più comuni fra cui il “Windsor” con nodo a forma di triangolo equilatero, il “semplice” per tessuti corposi e il “doppio semplice” adatto a camicie con il collo allungato.
Nell’abito da sposo perfetto non mancherà ovviamente la cintura, accessorio indispensabile, e i gemelli, piccoli, classici e raffinati, dei veri gioielli in grado di catturare l’attenzione e dare una marcia in più alla mise da cerimonia. Si compongono di due parti identiche create in modo da passare attraverso l’asola del polsino, collegate da una catenella o bacchetta di metallo e realizzate principalmente in oro e argento, ma anche acciaio, pietre preziose o cristalli. Completano l’abito calze e scarpe che dovranno essere curatissime, anche se molti tendono a pensare siano un accessorio di secondo piano, ma non è così: molti ospiti infatti si soffermeranno ad osservare proprio questo particolare. Le scarpe sono generalmente i mocassini o le francesine con le stringhe, ovviamente in pelle nelle classiche tonalità del nero e blu. Le calze sono abbinate alla tonalità dell’abito, possibilmente senza molta differenza di sfumatura, rigorosamente lunghe, in cotone o cotone-seta per estate e primavera, lana o cachemire per autunno e inverno.
Scritto il: 25-09-2016 - letto 568 volte