Nessuno, nemmeno i concorrenti, mettono in discussione la sua maestria e, nella sposa, Lorenzo Riva ha smesso di essere solo un nome ed un cognome per significare “lo stile Lorenzo Riva”, una sorta di punto di riferimento imprescindibile, a cui tutti, nel bene e nel male, sentono il dovere di rapportarsi. Lui, apparentemente inconsapevole di tanta ammirazione, continua a firmare dal suo Atelier la collezione di abiti alta moda e prêt-à-porter ed a accompagnare simbolicamente sull’altare le sue spose. Onnipresente la sua anima di couturier con un senso quasi sacrale della moda, con un gran rispetto della donna, con un rapporto quasi sofferente con quello che crea. Pochi tratti sul foglio e poi la voglia di costruire un abito con le proprie mani, << di sentire che c'è dentro un corpo >> anche quando non è indossato, perché la scuola della grandi sartorie, e Lorenzo Riva non si è fatto mancare l’insegnamento di riconosciuti maestri, è proprio quella di regalare ai vestiti un soffio vitale, fatto di tagli, di cuciture, di stecche, di elementi di ingegneria sartoriale e di piccoli accorgimenti che lo rendono vivo. Sposarsi, con un suo abito è dunque un traguardo. Lo sanno le ragazze che si presentano in Atelier scortate dalla mamma, lo sanno le giovani della buona società che non hanno dubbi sulla scelta dell’autore del proprio abito. Autore sÌ, di una poesia che si scrive con la metrica del pizzo, scultore di un’opera costruita con gli spilli, scopritore della bellezza di ogni donna e di ogni sposa. La sintesi di tanto stile? << La misura - risponde - l' armonia del nulla. L'abito da sposa deve essere un' abito di geometrie, di linee, di assoluta pulizia, di sintesi e di un solo tocco >>.